Neonati: effetti negativi dei fitoestrogeni presenti nella soia

Condividi su
19/02/2017
neonati

Neuroscience, marzo 2017

Neonati: effetti negativi dei fitoestrogeni presenti nella soia.
La somministrazione di genisteina altera permanentemente alcuni circuiti ipotalamici nei topi neonati.

G. Pontia, b, A. Rodriguez-Gomezb, c, A. Farinettib, c, M. Marraudinob, c, F. Filicec, †, B. Fogliob, c, G. Sciaccab, c, G.C. Panzicab, c, S. Gottib, c

Il nostro cervello si organizza in senso maschile o femminile durante lo sviluppo, anche grazie agli ormoni prodotti dalle gonadi. Alcune sostanze, chiamate interferenti endocrini (endocrine disruptors compounds, EDCs) possono alterare questo processo causando modificazioni permanenti che interessano moltissimi aspetti della nostra vita: la riproduzione, il comportamento sociale, l’appetito, le emozioni, l’invecchiamento. Tra gli EDCs vi sono anche sostanze di origine naturale, quali i fitoestrogeni.

In questo studio - realizzato dal nostro gruppo di Neuroendocrinologia in collaborazione con i Dipartimenti di Scienze veterinarie e di Neuroscienze dell'Università di Torino - abbiamo somministrato genisteina, fitoestrogeno presente nella soia e in molte altre piante, a topi neonati a dosi basse, simili a quelle a cui è esposto un neonato allevato a latte di soia. Abbiamo osservato come questo trattamento causi degli effetti negativi su alcuni circuiti ipotalamici. Tali effetti permangono nell’adulto e riguardano circuiti differenti nei maschi e nelle femmine. Inoltre la genisteina agisce su alcune popolazioni neuronali mimando l’azione degli estrogeni, mentre in altre coinvolge meccanismi intracellulari differenti.

a Department of Veterinary Sciences, Largo Braccini 2, 10095 Grugliasco (TO), University of Torino, Torino, Italy
b Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi (NICO), Regione Gonzole, 10 – 10043 Orbassano (TO), Torino, Italy
c Laboratory of Neuroendocrinology, Department of Neuroscience, Via Cherasco 15, 10126-University of Torino, Torino, Italy
neurosci_panzica-febb2017Fig4
Istogrammi e microfotografie che illustrano l’immunoreattività per nNOS nel nucleo ventromediale (VMH) e arcuato (ARC) dell’ipotalamo murino.
(A) Schema della sezione coronale in cui sono state prese le fotografie.
(B) Istogramma che rappresenta l’immunoreattività di nNOS (percentuale di area coperta da elementi marcati) nel VMH. Sebbene nei controlli non sia presente un dimorfismo sessuale, questo emerge nei gruppi trattati. I gruppi di femmine trattate mostrano una minor immunoreattività rispetto ai maschi nei gruppi corrispondenti.
(C) Istogramma che rappresenta l’immunoreattività per nNOS (cellule/105 µm2) nella parte caudale dell’ ARC.
Nelle femmine, il trattamento con E2 o GEN induce una diminuzione della densità delle cellule NOS+ mentre, al contrario, tende ad aumentarla nei maschi. Nei controlli non vi sono differenze tra i due sessi, mentre queste emergono nei gruppi trattati sia con E2 o GEN; OIL (controlli), barre bianche; E2, barre grige; GEN, barre nere. I risultati significativi sono indicati con le lettere “a”, “b”, o “c”.
Microfotografie di VMH-ARC nelle femmine (D-F) e nei maschi (G-I) trattati con OIL (D e G), E2 (E e H) o GEN (F e I).
Magnification bar =100 µm.

Agenda

17 aprile 2019

From split-brains to emotional consciousness - A tribute to Joseph LeDoux

Wednesday 17th April 2019 – h 9.30
Accademia delle Scienze di Torino, Sala dei Mappamondi
Via Accademia delle Scienze 6, Torino

26 aprile 2019

NICO Progress Report - INN Open Neuroscience Forum 2019

I nostri giovani ricercatori aggiornano i colleghi sulle loro ricerche. Appuntamento ogni due venerdì.

Ricerca

Atassia: scoperto il difetto cellulare responsabile di una rara malattia neurologica

Un malfunzionamento dei mitocondri, le centrali energetiche delle cellule, causa lo sviluppo della SCA28, una forma ereditaria di atassia. Dopo 10 anni di studi e grazie al sostegno di Fondazione Telethon, la scoperta del team di ricerca guidato dai proff. Alfredo Brusco e Filippo Tempia dell’Università di Torino e NICO. Lo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Neurobiology of Disease.

4 dicembre 2018