
22 luglio 2026
I disturbi cerebrali sono oggi la principale causa di disabilità a livello globale. 3,4 miliardi di persone – oltre il 42% della popolazione mondiale – convivono con una patologia neurologica.
In occasione della Giornata Mondiale del Cervello sosteniamo l’iniziativa #AccessForAll accendendo i riflettori sulla sindrome dell’X fragile, la causa ereditaria più comune di disabilità intellettiva: oggi si celebra infatti anche il World Fragile X Day, ricorrenza dedicata a far conoscere questa rara malattia genetica, sostenere la ricerca e promuovere l’inclusione delle persone colpite.
Sindrome dell’X fragile
La causa più frequente del ritardo mentale ereditario
La sindrome dell’X fragile – o sindrome di Martin-Bell dai ricercatori che per primi l’hanno descritta nel 1943 – è una malattia genetica causata dalla mutazione del gene FMR1 (Fragile X Messenger Ribonucleoprotein 1) posizionato sul braccio lungo del cromosoma X che presenta una rottura, da qui la definizione di “X Fragile”. Le basi molecolari della sindrome vennero scoperte solo nel 1991 dal dr. Verkerk che con i suoi collaboratori è riuscito a isolare il gene che viene colpito dalla mutazione.
Dal 2001 è inclusa nell’elenco delle malattie rare stilato dal Ministero della Salute, che secondo la definizione italiana ed europea indica quelle che si manifestano in meno di 5 casi ogni 10.000.
L’incidenza della patologia è di circa 1 su 1250 soggetti di sesso maschile, e di 1 su 2500 di sesso femminile. Le donne portatrici sane di sindrome dell’X fragile sono circa 1 su 259.
[fonte: OMAR – Osservatorio Malattie Rare e Associazione Italiana X Fragile – Xfragile.net ]
La sindrome dell’X fragile è la causa più frequente del ritardo mentale ereditario. Si accompagna normalmente a un lieve dimorfismo, disturbi del comportamento e macrorchidismo nei maschi. Comporta disabilità intellettiva, ritardo dello sviluppo e, in alcuni casi, epilessia o tratti simili all’autismo, collegandosi così al gruppo delle encefalopatie epilettiche e dello sviluppo (DEE) di origine genetica, un ampio ed eterogeneo gruppo di disturbi che insorgono in età pediatrica e per cui non esiste una cura.

Nell’immagine una sezione coronale di cervello immunocolorata per parvalbumina in verde e WFA in rosso (reti perineuronali)
La ricerca al NICO: focus sulle reti perineuronali
Il gruppo di Neuropsicofarmacologia guidato dalla prof.ssa Ilaria Bertocchi (nella foto in basso) focalizza i suoi studi sul ruolo delle reti perineuronali (PNN): una maglia di componenti della matrice extracellulare che sostiene i neuroni e ne regola la funzione, e che appare alterata in alcune aree del cervello di modelli animali FXS (sindrome dell’X Fragile) contribuendo in parte allo sviluppo dei sintomi della patologia.
Grazie alla collaborazione interna al NICO con il prof. Federico Luzzati (del gruppo di Neuroplasticità adulta guidato dai prof. Bonfanti e Peretto), è stata condotta – e sarà pubblicata a breve – un’analisi 3D del cervello di topi modello della FXS (topi Fmr1KO), con l’obiettivo di chiarire il ruolo delle PNN nella patologia. Alterazioni nella formazione delle PNN sembrano infatti essere uno dei meccanismi alla base di diversi disordini del neurosviluppo, ma la mancanza di studi quantitativi che descrivano la loro distribuzione rende difficile rivelare i ruoli funzionali di questi importanti regolatori della plasticità neuronale nella FXS.

Inoltre, grazie alla collaborazione con genetisti e biochimici dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e la Sapienza di Roma nel contesto di un progetto PRIN, ci si aspetta che la ricerca abbia il potenziale di identificare nuove molecole efficaci per il trattamento di FXS, utilizzando in aggiunta modelli cellulari umani.
Queste ricerche rientrano nell’ambito del progetto PRIN (2023 – 2025) Reti PeriNeuronali e Metalloproteinasi9 della matrice: nuovi bersagli terapeutici per la Sindrome dell’X Fragile condotto dalla prof.ssa Bertocchi in collaborazione con il prof. Filippo Tempia del gruppo di ricerca di Neurofisiologia del NICO.






