Invecchiamento e malattia di Alzheimer

Gruppo Guidato da Elena Tamagno

Il nostro gruppo si occupa di studiare i meccanismi cellulari e molecolari legati all’invecchiamento che causano la malattia di Alzheimer, al fine di contribuire allo sviluppo di nuove terapie.

 

 

Gli eventi neuropatologici primari nella malattia di Alzheimer e in tutte le altre forme di demenza comportano la formazione abnorme di specie proteiche patologiche. I progressi nella biologia molecolare forniscono gli strumenti necessari per svelare i meccanismi di sintesi, traffico e accumulo di queste proteine nel cervello. La ricerca in questo settore inizia a produrre indizi promettenti sul ruolo di queste proteine nella funzione neurale, nella disfunzione e nella morte cellulare e a suggerire strategie per correggere questo danno molecolare.

Il nostro gruppo si occupa di studiare:

Il ruolo dello stress ossidativo nell’iper-regolazione della β-secretasi (BACE-1), enzima responsabile – insieme alla γ-secretasi – della produzione della proteina ß-amiloide, costituente delle placche senili.

I risultati ottenuti in questi anni ci hanno permesso di correlare l’attività della ß-secretasi a numerosi fattori di rischio come l’ipercolesterolemia, il diabete, e l’ipossia cerebrale; spiegando quali fossero i meccanismi molecolari capaci di determinare un’aumentata produzione di beta amiloide.  

La relazione tra i disturbi del sonno e la malattia di Alzheimer

Numerose evidenze sperimentali descrivono una relazione bidirezionale tra cambiamento strutturale e qualitativo del sonno e disturbi neurodegenerativi. Applicando un modello sperimentale di frammentazione del sonno a modelli di malattia e modelli sani, studiamo quali sono le conseguenze a livello cerebrale e comportamentale. Questo studio mira a chiarire il ruolo del sonno nella patogenesi della malattia di Alzheimer e come le sue disfunzioni siano correlate a un peggioramento del quadro clinico di un paziente affetto da demenza.

Il ruolo degli estrogeni nella modulazione del miRNA218 e gli effetti sui cambiamenti conformazionali di Tau, ponendo quindi l’attenzione sulla popolazione femminile che risulta la più colpita dalla malattia.

Utilizzando modelli animali abbiamo dimostrato una correlazione di genere tra aumento di miRNA218 e progressione della malattia. Nel 2021 abbiamo intrapreso una collaborazione con la Neurologia delle Molinette per controllare nel plasma di pazienti i livelli di miRNA218 e poterli correlare ai diversi stadi di neurodegenerazione. L’obiettivo e caratterizzare i dati ottenuti con i quadri clinici dei pazienti e capire, prima a livello sperimentale, se l’utilizzo di una terapia mirata all’inattivazione del miRNA218 possa rallentare il decorso della malattia.

L’effetto del digiuno periodico

Studiamo in un modello complesso, creato in laboratorio, l’effetto del digiuno periodico. È noto ormai come la restrizione calorica (CR), senza malnutrizione, sia efficace nel proteggere il cervello contro l’invecchiamento e lo stress ossidativo. Diversi studi supportano la teoria secondo cui ridurre l’assunzione di cibo abbia un ruolo protettivo contro il decadimento età-dipendente delle prestazioni cognitive nei modelli di malattia di Alzheimer. In particolare, stiamo osservando gli effetti del digiuno periodico sulla deposizione di ß-amiloide e l’effetto di questo trattamento sulla proteina Tau.

 

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