Lo scopo principale delle nostre ricerche è scoprire i meccanismi responsabili di alcune patologie neurologiche e psichiatriche. Il nostro gruppo si occupa principalmente di studiare i segnali elettrici di singole cellule nervose coinvolte nelle atassie spino-cerebellari, patologie neurologiche che portano a un progressivo deterioramento della coordinazione dei movimenti, fino, in alcuni casi, alla perdita della capacità di camminare.
La ricerca sulle atassie
Si parla di atassie al plurale perché ne esistono varie forme (a oggi circa una quarantina), ognuna causata dalla disfunzione di un determinato gene. Sono dovute al malfunzionamento o alla degenerazione delle cellule nervose del cervelletto, il centro nervoso che contiene i programmi di corretto svolgimento dei movimenti (ma anche importante per il tono dell’umore e per alcune funzioni cognitive). Al momento non esiste nessuna terapia in grado di arrestare le atassie spino-cerebellari. Queste ricerche sono finanziate da Telethon e dall’Associazione Italiana Atassia-Teleangectasia.
Nello specifico, la nostra ricerca si propone di studiare:
Atassia spinocerebellare di tipo 38
Il nostro laboratorio ha partecipato alla scoperta del gene mutato nell’atassia spinocerebellare di tipo 38, in collaborazione con i laboratori della prof.ssa Borroni (Univ. di Brescia), prof. Brusco (Univ. di Torino), prof.ssa Caruso e prof. Mitro (Univ. di Milano). Il nostro scopo è scoprire i meccanismi che si guastano quando il gene è mutato, grazie allo studio del sistema nervoso di modelli animali. Il fine ultimo è individuare dei meccanismi molecolari che in futuro possano diventare i bersagli di terapie in grado di curare la malattia.
Atassia teleangectasia
Questa grave patologia motoria è ancora senza una cura efficace. Stiamo seguendo alcune ipotesi patogenetiche che potrebbero portare allo sviluppo di una terapia.
Malattie psichiatriche
Il nostro laboratorio studia le alterazioni dei segnali neuronali evocate da uno stress che causa depressione. Studiamo i meccanismi molecolari mediante due modelli animali, uno che è incline alla depressione e un altro che è resistente. La scoperta dei meccanismi neuronali che rendono sensibili o che proteggono dalla depressione ci permetterà di provare delle nuove classi di farmaci con un’efficacia maggiore di quelli attuali. Una parte di questo studio è in collaborazione con la University of Texas Medical Branch (USA).











