Nuovi neuroni nel cervello umano adulto: è vero o no?

Nuovi neuroni nel cervello umano adulto: è vero o no?

Nuovi neuroni nel cervello umano adulto: è vero o no?

 

Solo il futuro, grazie anche ai nuovi approcci sperimentali, potrà dare una risposta.
Intanto un articolo scientifico di un gruppo di ricerca del Karolinska Institute – pubblicato su Science e ripreso da molte testate italiane – ha riacceso le speranze (e i dubbi) sulla possibilità del cervello di rigenerarsi.

Facciamo il punto con il prof. Luca Bonfanti, che studia da oltre 20 anni la plasticità neuronale e in particolare i neuroni immaturi, cellule generate in epoche giovanili (quindi non nel corso della vita adulta degli individui) e poi rimaste per lungo tempo ‘dormienti’.

Scopri le linee di ricerca del gruppo di Neuroplasticità adulta al NICO

La scienza si basa su dati dimostrabili e tesi (a volte) contrapposte

Nel mese di luglio sono ricomparsi alcuni articoli divulgativi (la Repubblica, 4 luglio 2025) in cui si dice che il cervello umano sarebbe in grado di generare nuovi neuroni durante l’intera vita dell’individuo. In realtà, la notizia era già circolata alcuni anni fa, alternandosi con dichiarazioni che le cose non starebbero esattamente così.
Il recente revival è legato a un articolo scientifico pubblicato su Science, firmato dal gruppo di ricerca di Jonas Frisen, del Karolinska Institute (Svezia), che già in passato ha sostenuto la tesi della neurogenesi adulta nell’ippocampo umano. Esistono tuttavia altre pubblicazioni, facenti capo a diversi gruppi di ricerca, in cui si sostiene il contrario. In particolare, un lavoro pubblicato su Nature nel 2018 dimostrerebbe che la genesi di neuroni ippocampali, pur continuando nei topi adulti, nella specie umana cesserebbe intorno all’adolescenza.

È oggettivamente difficile studiare il tessuto cerebrale umano (postmortem) per comprendere un fenomeno “dinamico” come la neurogenesi adulta, ed è ovviamente difficile commentare questi risultati senza scendere in complessi dettagli tecnici. Proviamo a sintetizzare alcuni punti.

Lo sviluppo del cervello e la minor plasticità in età adulta: una questione di stabilità

Ė stato più volte dimostrato che le cellule staminali cerebrali vanno incontro a deplezione (riduzione di numero e attività) con il passare dell’età, restando poche e per lo più quiescenti nell’adulto e nell’anziano. Questo fenomeno, già evidente nei topi, sarebbe molto precoce e quasi definitivo nel cervello umano, in cui non si osservano più divisioni cellulari di progenitori neuronali in età adulta.
La deplezione di cui sopra ha un senso pensando allo sviluppo del cervello, che alla nascita è ancora “incompleto” in alcune sue parti, per cui deve “completarle” o “affinarle” sulla base dell’esperienza. In altre parole, durante le fasi giovanili, quando l’individuo esplora l’ambiente in cui vive, l’aggiunta di neuroni aiuta a determinare la “visione del mondo” che poi lo guiderà da adulto.

  Ė quindi logico che la plasticità neurogenica diminuisca dopo la giovinezza, consentendo una certa stabilizzazione dei circuiti nervosi.

… e di scelte evolutive

In tutto questo c’entra anche l’evoluzione, che avrebbe determinato grandi differenze tra le specie animali: i topi (che in genere vengono usati come modello animale nella ricerca) avrebbero mantenuto meglio la neurogenesi adulta, utile per l’olfatto e la “navigazione” (es: memoria spaziale), mentre noi avremmo investito di più nella corteccia cerebrale e nei cosiddetti neuroni “immaturi”, che non richiedono la presenza di cellule staminali.

  La perdita della neurogenesi adulta non sarebbe quindi un dramma, bensì una scelta evolutiva.

Questioni (molto) tecniche e uno sguardo al futuro

Dal punto di vista tecnico, va detto che i lavori del gruppo svedese coordinato da Frisen sono sempre stati duramente criticati in quanto molto “indiretti”. Sebbene vengano usate tecnologie molto sofisticate – come l’incorporazione di un isotopo del carbonio che deriverebbe dagli esperimenti atomici degli anni ’60 – oppure, come nel lavoro di luglio, tecniche di trascrittomica in grado di analizzare i geni espressi dalle cellule dell’ippocampo poi elaborate con machine learning, il rischio di artefatti e falsi positivi è altissimo (ad esempio confondendo i risultati ottenuti con la divisione cellulare delle cellule gliali, che sappiamo continuare anche nell’adulto).

In conclusione, una risposta certa non esiste ancora, anche se mettendo insieme gli aspetti tecnici e quelli evolutivi la genesi di neuroni nel cervello umano adulto sembra alquanto improbabile. Il futuro darà risposte più certe grazie a nuovi approcci sperimentali e, forse, ad una maggiore conoscenza delle scelte evolutive che hanno avuto luogo tra i vari mammiferi. 

   Resta il fatto che molti oggi pensano ai neuroni dell’ippocampo umano come cellule generate in epoche giovanili e poi rimaste per lungo tempo in uno stato di immaturità. E ovviamente, chi scrive, sostiene questa ipotesi.

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