La settimana del cervello è organizzata dal NICO in collaborazione con CentroScienza
RICERCATORI ALLA SPINA
Special edition Brain Week
con le ricercatrici e i ricercatori del NICO
martedì 17 marzo 2026
Casa del Quartiere di San Salvario
Via Oddino Morgari 14 – Torino
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cell. 3291039730 | ristorante@casadelquartiere.it
Hai sempre sognato di incontrare un ricercatore?
Le neuroscienze sono la tua passione e hai un sacco di curiosità e domande?
Con Ricercatori alla spina serviamo la ricerca direttamente al tavolo, devi solo scegliere dal menu!
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MENU
Valentina Cerrato
Una cena… stellata
Hanno ormai rubato la scena ai neuroni: sono loro, gli ASTROciti, le vere star del cervello. Di nome e di fatto. Così chiamati per la loro tipica (ma non unica!) forma a stella, sono elementi indispensabili per il corretto sviluppo e funzionamento del cervello. Conosciamoli insieme.
Roberta Parolisi
Un cervello… a tutto zoom!
Guardare il cervello è un po’ come esplorare una città: puoi osservarla dall’alto, come su una mappa, attraversarla in tre dimensioni e poi scendere fino ai dettagli più nascosti. Nel nostro viaggio “a potenze crescenti” osserveremo sezioni di cervello scansionate come mappe; passeremo poi alla visualizzazione tridimensionale di un intero encefalo, fino ad arrivare all’ultrastruttura delle sinapsi… il tutto per scoprire come la tecnologia guidi la nostra osservazione.
Olga Bianciotto
I cervelli (o quasi) del futuro!
Le cellule staminali umane hanno un enorme potenziale. Grazie a loro oggi è possibile creare piccoli modelli in vitro del nostro sistema nervoso, detti “organoidi”, sempre più fedeli all’originale. Queste piccole strutture ci permettono di indagare lo sviluppo del cervello umano, studiare malattie neurologiche e testare terapie innovative, riducendo anche l’uso di modelli animali nei nostri laboratori. Vieni a scoprirle!
Sofia Dotta
Dolore: alleato o nemico?
Il dolore è essenziale per proteggerci, ma quando diventa cronico si trasforma da alleato a nemico. Nel nostro laboratorio studiamo i neuroni sensoriali, le “antenne” che trasformano gli stimoli in sensazioni. Dopo una lesione periferica, questi neuroni attivano programmi di rigenerazione che li modificano profondamente. Comprendere come questi meccanismi siano regolati ci permette di intervenire in modo mirato, identificando nuovi target terapeutici per ristabilire l’equilibrio del sistema.
Martino Bonato
Una boccata di Neuroscienze: come respira il cervello?
L’aria che respiriamo non solo ci riempie i polmoni, ma influenza profondamente tutto il nostro organismo, incluso il cervello! Ma come possono alcuni inquinanti atmosferici raggiungere il sistema nervoso? Scopri con me i possibili meccanismi ed effetti dell’interazione tra inquinamento dell’aria e cervello, e come questi possano diventare un fattore di rischio in patologie come la Sclerosi Multipla.
Fernando Josa Prado
SUMO nel cervello?
Non parliamo di lottatori giapponesi… ma di una piccola modifica molecolare che può cambiare il destino delle cellule cerebrali. Nel progetto SUMOMyePath studiamo la SUMOilazione e il suo ruolo nelle cellule che producono mielina, per capire cosa succede quando i meccanismi di riparazione si inceppano, come nella Sclerosi Multipla.
Federico Luzzati
Una nessuna centomila cellule staminali nel nostro cervello
Il nostro cervello non rigenera. Eppure quello dei pesci e di alcuni anfibi, un groviglio molto simile al nostro, può farlo. Come? In questi animali, le staminali che producono neuroni durante lo sviluppo rimangono nell’adulto e possono riattivarsi. Nei mammiferi, invece, queste cellule si trasformano in astrociti: tappezzano il cervello e si specializzano nell’accudire i neuroni. Un ruolo materno indispensabile, ma non utile per rigenerare. Inaspettatamente abbiamo scoperto che alcune lesioni possono risvegliare un potenziale staminale nascosto. Ma se le staminali non ci mancano, allora perché il nostro cervello non rigenera? Venite a scoprirlo!
Letizia Marvaldi
Il traffico invisibile che tiene in vita le cellule
Ogni cellula sopravvive grazie a un sistema di trasporto intracellulare che funziona come una rete di comunicazione altamente organizzata. Nel mio lavoro indago come, nei neuroni sensoriali, proteine come l’importina α3 veicolino i segnali di danno dal sito periferico al nucleo, modulando risposte legate al dolore e a processi patologici. Comprendere e intervenire su questo modello di “traffico cellulare” potrebbe aprire nuove strategie terapeutiche per diverse condizioni, incluso il dolore neuropatico.
Simone Diana
Come comunicano i neuroni?
La capacità dei neuroni di comunicare deriva dalle loro proprietà elettriche. Ogni pensiero, movimento o emozione nasce da impercettibili scariche elettriche che si trasmettono da un neurone all’altro. Grazie a tecnologie avanzate come l’HD-MEA (High-Density Microelectrode Array), dispositivi formati da migliaia di microelettrodi, è possibile registrare in contemporanea l’attività elettrica di migliaia di neuroni.
Decifrare il linguaggio dei neuroni è fondamentale per capire come funzioni il cervello, come l’attività neuronale venga alterata in alcune malattie neurologiche e come possa essere modulata da interventi farmacologici. Queste conoscenze potrebbero inoltre aprire la strada a tecnologie future, come i computer biologici.
Flavia Greco
Vermi spaziali
Hai mai pensato di mollare tutto e trasferirti su un altro pianeta?
L’idea è molto affascinante, ma c’è un dettaglio: molte interazioni tra specie, alla base di equilibri ecologici importanti, così come diversi meccanismi cellulari sono “tarati” alla gravità e al campo magnetico del nostro pianeta, la Terra. Ma cosa succede se queste condizioni cambiano?
Nel nostro laboratorio guardiamo oltre la semplice “medicina spaziale”. Utilizzando un minuscolo vermicello trasparente chiamato C. elegans studiamo cosa succede in assenza di gravità e/o in presenza di un campo magnetico ridotto. Quali sono gli effetti di queste condizioni spaziali sul comportamento e sulle generazioni successive? Quali sono i “registi nascosti” dietro a cambiamenti interni (genici) e/o esterni (fenotipici)?
Javier Chicote
Neuroni in (nano)ebollizione
Il ferro è un elemento essenziale per il corretto funzionamento del nostro organismo. Dal punto di vista del cervello, è noto che il ferro tende ad accumularsi durante il normale invecchiamento, ma anche nel corso dello sviluppo di diverse malattie neurodegenerative, come la malattia di Alzheimer.
Nuovi approcci farmacologici capaci di ridurre la deposizione del ferro nel cervello potrebbero contribuire a limitare la perdita neuronale associata a questo processo. Con questo in mente, abbiamo provato nanobolle caricate con farmaci in grado di chelare metalli, come il ferro, al fine di sviluppare strategie terapeutiche alternative.
Beatrice Savarese
L’Arte della sostituzione: creare nuove cellule per ripopolare il cervello
Affrontare le malattie neurodegenerative alla radice oggi è possibile grazie alla forza della sostituzione cellulare. Partendo dalle cellule staminali, la scienza sta imparando a disegnare e integrare le cellule mancanti nel nostro cervello. Vi racconterò come stiamo trasformando questa visione in realtà, ricostruendo passo dopo passo ciò che la malattia ha rimosso.
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RICERCATORI ALLA SPINA è un format ideato da Claudio Forte, prodotto da Psiquadro, organizzato dal Dipartimento di Scienze Veterinarie – DSV dell’Università di Torino, in collaborazione con CentroScienza e parte del Progetto PE di Ateneo CUBO – Le Culture del Cibo.
