Experimental & Molecular Medicine, aprile 2026
Riposizionamento dei farmaci:
un nuovo uso dell’aloperidolo come promettente strategia nella SMA
Lo studio delle nostre ricercatrici dimostra come “vecchi” farmaci possano trovare una nuova vita nella medicina moderna, permettendo di individuare un nuovo, promettente candidato terapeutico per la SMA.
L’atrofia muscolare spinale (SMA) è una malattia genetica rara, che colpisce le cellule nervose che controllano i muscoli (i cosiddetti motoneuroni), causando una progressiva debolezza muscolare. Negli ultimi anni sono stati sviluppati trattamenti innovativi capaci di aumentare i livelli della proteina SMN, carente nella malattia. Tuttavia, la ricerca di nuove e sempre migliori strategie è ancora aperta.
Drug repositioning: il vantaggio di ridurre tempi, costi e rischi dello sviluppo clinico di nuovi farmaci
Uno degli approcci più promettenti è il riposizionamento dei farmaci: utilizzare cioè molecole già approvate per altre patologie, riducendo così tempi, costi e rischi dello sviluppo clinico. Proprio in questa direzione si colloca lo studio pubblicato di recente sulla prestigiosa rivista Experimental & Molecular Medicine (rivista del portfolio Nature), firmato come prima autrice dalla dott.ssa Giovanna Menduti (nella foto a destra, a sinistra la prof.ssa Marina Boido) del gruppo NICO di Sviluppo e patologia del cervello, che ha esplorato il potenziale di un antipsicotico ben noto, l’aloperidolo.

I risultati dello studio: gli effetti positivi dell’aloperidolo nel contrastare la SMA
Nei modelli murini di SMA, il trattamento con aloperidolo ha migliorato la sopravvivenza e la funzioni motorie degli animali. In particolare, il farmaco è in grado di aumentare i livelli della proteina SMN, ridurre la degenerazione dei motoneuroni e attenuare la neuroinfiammazione. Inoltre, ha avuto effetti positivi anche sui muscoli, rendendo le fibre più trofiche e migliorando la comunicazione tra nervi e muscoli. Un aspetto particolarmente interessante è che questi benefici non dipendono esclusivamente dall’aumento di SMN. L’aloperidolo sembra infatti agire anche su altri meccanismi, tra cui la regolazione dell’espressione genica.

Lo schema riassume i principali effetti indotti in vivo e in vitro dalla somministrazione di aloperidolo: miglioramento delle performance motorie e della sopravvivenza degli animali, rallentamento della degenerazione neuronale, riduzione della neuroinfiammazione, miglioramento del trofismo muscolare e dell’innervazione, e modulazione dello splicing dell’RNA e regolazione dell’espressione genica.
Un progetto internazionale finanziato da SMA Europe
Questi risultati sono stati ottenuti nell’ambito di un progetto internazionale finanziato da SMA Europe, coordinato dalla prof.ssa Marina Boido – in collaborazione con il prof. Artero (Univ. Valencia) e la Dott.ssa Martinat (I-Stem, France) – che aveva proprio l’obiettivo di identificare e caratterizzare farmaci riposizionati per la SMA. Grazie allo screening di migliaia di molecole, i ricercatori hanno individuato l’aloperidolo dimostrandone l’efficacia non solo in vivo, ma anche in vitro utilizzando cellule umane affette da SMA.
I risultati dello studio sono stati raggiunti anche grazie al costante supporto di Girotondo ODV e SMArathon ONLUS al gruppo guidato dal direttore del NICO, il prof. Alessandro Vercelli.
Lo studio ha permesso anche di depositare un brevetto internazionale per l’uso dell’aloperidolo nel trattamento della SMA. Questo passaggio può rappresentare un primo passo verso la sua possibile applicazione clinica.
Il nostro studio dimostra come “vecchi” farmaci possano trovare una nuova vita nella medicina moderna e – nello specifico – ha permesso di individuare un nuovo, promettente candidato terapeutico per la SMA.
