Composti distruttori del metabolismo (MDC)

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24/10/2016
Composti distruttori del metabolismo (MDC)

Obesità, diabete di tipo II e dismetabolismi lipidici: la recente “epidemia” di queste malattie metaboliche non può essere attribuita solo a fattori genetici, o ad altre cause come cambiamenti nella dieta, mancanza di esercizio e invecchiamento della popolazione. Queste, come molte altre malattie, si originano come conseguenza di alterazioni dello sviluppo che aumentano, nell’adulto, la suscettibilità alla malattia stessa. Alcuni effetti si possono inoltre trasmettere attraverso le generazioni.

Dal momento che il metabolismo è controllato e regolato da fattori endocrini e neuroendocrini sia durante lo sviluppo, sia durante tutta la vita postnatale, l’esposizione a fattori che possono interferire con l’azione degli ormoni (distruttori endocrini) può facilmente determinare alterazioni del controllo del metabolismo. In questa review proponiamo che le sostanze che si trovano nell’ambiente in grado di aumentare la possibilità di sviluppare malattie metaboliche attraverso la loro azione su molteplici bersagli (tessuto adiposo, pancreas, fegato, muscolo, circuiti nervosi) vengano denominate “composti distruttori del metabolismo (MDC)”.

Possono agire da MDC molti metalli pesanti, come l'arsenico e il piombo, i solventi, altre sostanze contenute tra gli inquinanti dell'aria, o la nicotina.
Le modalità di azione degli MDC sono molteplici: possono agire su bersagli multipli, aumentando così la suscettibilità all’obesità o alla sindrome metabolica, oppure possono avere azioni fortemente tessuto specifiche, inducendo in tal modo una singola malattia metabolica. Alcuni MDC possono indurre direttamente le malattie metaboliche, altri invece agiscono aumentando la sensibilità o la suscettibilità alla malattia e richiedono molto spesso un secondo “stimolo” durante la vita, come a esempio l’esposizione a diete con alto contenuto in grassi o la mancanza di esercizio fisico.

La dimostrazione degli effetti dei MDC, insieme al fatto che lo sviluppo è il periodo più sensibile alla loro azione, determina uno scenario che potrebbe ridurre l’incidenza delle malattie metaboliche: ridurre l’esposizione ai MDC durante tutta la vita, ma in particolar modo durante lo sviluppo fetale e postnatale.

Obesogeni, MDC e distruttori endocrini: alcuni chiarimenti

Prima di questi studi - oltre a questa review si veda anche “Gli effetti degli inquinanti alimentari sull'incidenza di obesità, diabete e altri disordini metabolici” - si portava avanti il concetto di obesogeno, identificando quindi una sola malattia metabolica e non uno spettro di malattie. Inoltre, molto spesso gli obesogeni erano considerati una sottocategoria dei distruttori endocrini, non considerando quindi tutte le sostanze che non interferiscono con il sistema endocrino.

I distruttori endocrini devono, in forza del loro nome, agire attraverso l'alterazione di meccanismi endocrini, i distruttori del metabolismo invece possono agire anche senza interferire con il sistema endocrino.

Ad esempio, una sostanza può alterare il metabolismo lipidico a livello epatico, oppure stimolare la genesi di nuovi adipociti, senza avere effetti sul sistema endocrino, ma attraverso altri meccanismi. Allo stesso modo un distruttore endocrino può ad esempio alterare la riproduzione, ma non toccare il metabolismo.

Reproductive Toxicology, Ottobre 2016
Metabolism Disrupting Chemicals and Metabolic Disorders
Jerrold J. Heindela, Bruce Blumbergb, Mathew Cavec, Ronit Machtingerd, Alberto Mantovanie, Michelle A. Mendezf, Angel Nadalg, Paola Palanzah, Giancarlo Panzicai, Robert Sargisj, Laura N. Vandenbergk, Frederick vom Saall

a National Institute of Environmental Health Sciences, Division of Extramural Research and Training Research Triangle Park, NC, USA
b University of California, Department of Developmental and Cell Biology, Irvine CA, USA
c University of Louisville, Division of Gastroenterology, Hepatology and Nutrition, Louisville KY, USA
d Sheba Medical Center and Tel Aviv University, Tel Aviv, Israel
e Instituto Superiore di Sanita, Rome, Italy
f University of North Carolina at Chapel Hill, School of Public Health, Chapel Hill NC, USA
g Institute of Bioengineering and CIBERDEM, Miguel Hernandez University of Elche, Elche, Alicante, Spain
h University of Parma, Department of Neurosciences, Parma, Italy
i University of Turin, Department of Neuroscience and Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi (NICO), Turin, Italy
j University of Chicago, Section of Endocrinology, Diabetes and Metabolism, Department of Medicine, Chicago, IL, USA
k University of Massachusetts, Department of Environmental Health Sciences, School of Public Health & Health Sciences, Amherst MA, USA
l University of Missouri, Department of Biological Sciences, Columbia, MO, USA

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